Moto Rumi
An Italian Masterpiece
Moto Rumi
A Brief History of the Italian Marque
Cesare NASSETTI nacque a Monghidoro (BO) il 12 maggio 1899 e, dopo aver lavorato nella bottega di fabbro del padre, partì militare e venne assegnato al nuovo reparto aeronautico dove conobbe Francesco Baracca e si appassionò alla meccanica. Si narra che, in occasione di un collaudo con il pilota, l’aereo precipitò ed entrambi si salvarono miracolosamente; ciò nonostante, Cesare NASSETTI si dedicò con maggior interesse alla conoscenza ed al funzionamento dei motori degli aerei, ma non volò mai più.
Finita la prima guerra mondiale, si trasferì a Milano dove lavorò alla Magneti Marelli.
Nel 1934, con il fratello Ettore, fondò a Milano, con sede in Via Boiardo 29, la Ditta NASSETTI della quale deteneva il 70% della proprietà con poteri di ordinaria e straordinaria aministrazione. La nuova nata era un’azienda elettromeccanica che costruiva magneti volano e bobine per l’impiego sia aeronautico che motociclistico; infatti, i suoi prodotti venivano utilizzati dai maggiori costruttori di ciclomotori dell’epoca (come la Moto Guzzi e la Rumi). Non a caso Cesare Nassetti scelsce come emblema della sua azienda due ali stilizzate che simboleggiavano le origini della sua passione ed il suo legame con l’aeronautica.
Nel 1938 la sede venne trasferita nel nuovo e più grande stabilimento di Milano in Via della Torre 24, la prima succursale vide la luce ad Arezzo, e poco dopo un altro stabilimento venne aperto a San Pellegrino Terme nei capannoni siti in località “Fonti Nuove” in Viale della Vittoria 95.
In quegli anni, Cesare NASSETTI riuscià a diventare importatore unico per l’Italia dei motori tedeschi JLO che venivano diffusamente impiegati da diversi assemblatori per la realizzazione di motoveicoli.
Durante la seconda guerra mondiale, la NASSETTI venne militarizzata in quanto i materiali elettromeccanici servivano ad equipaggiare i velivoli militari e veniva tenuta sotto stretto controllo dai tedeschi; per questo motivo, lo stabilimento di Arezzo fu preso di bersaglio dagli Alleati, venne bombardato, radenolo al suolo, e non fu mai ricostruito.
La produzione a San Pellegrino Terme si ampliò e venne spostata anche nella sala cinematografica locale “Cinema Eden”. Nonostante l’occupazione della ditta da parte dei tedeschi, Cesare NASSETTI riuscì comunque a rallentare la produzione bellica (arrivando persino al sabotaggio producendo pezzi difettosi che non avrebbero portato a termine il loro scopo, come gli sganciabombe costruiti in due pezzi malamente saldati che si sarebbero rotti durante il volo con le vibrazioni dei motori, facendo cadere le bombe senza essere innescate), si adoperò affinchè nessuno dei suoi operai venisse arruolato e ne assunse di nuovi prediligendo quelli di piccola statura che di fatto vennero salvati dall’essere assegnati ai sottomarini, tutti affondati durante il conflitto bellico. Purtroppo i tedeschi si accorsero del sabotaggio e Cesare Nassetti fu prelevato dalle SS e fu portato nella prigione di San Vittore a Milano dove rischiò la propria vita.
Alla fine della guerra, dato che la richiesta di prodotti destinati all’aeronautica era quasi scomparsa, la NASSETTI si concentrò nella produzione di accessori per l’industria motociclistica e si specializzò nella produzione di micromotori ausiliari di 49cc.
Nacque così “Il Pellegrino”, raffigurato da un automa con uno zaino che teneva un motore sottobraccio diventando il marchio distintivo della NASSETTI, con i primi modelli AR (motori ausiliari con trasmissione a rullo da applicare a biciclette) e AR2, poi i modelli FC (micromotori con trasmissione a catena montanti su telaio) e FC3, seguiti negli anni cinquanta dai “Brunetta”, “Alba” ed “Aurora”.
A parte la fonderia, di cui la NASSETTI era priva, tutte le lavorazioni meccaniche e le rifiniture dei pezzi semilavorati, i montaggi dei motori e l’assemblaggio finale venivano realizzate in casa.
Cesare NASSETTI prendeva parte personalmente alla progettazione, assieme a validi collaboratori e disegnatori industriali, brevettò ogni prodotto (dal semplice componente, al motore completo) e migliorò la produzione con studi e prove continue.
In quegli anni l’azienda fondata da Cesare NASSETTI diventò una realtà industriale che impiegava quasi 400 addetti.
Cesare NASSETTI curava molto l’immagine della sua azienda grazie alla diffusa pubblicità sulle più importanti testate giornalistiche del settore ed alla partecipazione ad eventi di grane rilievo come il Salone del Ciclo e Motociclo di Milano.
La NASSETTI dedicò anche molta attenzione all’attività sportiva con motocicli derivati dal FC3 e dall’AR. Nel 1951 vinse nel circuito cittadino di San Pellegrino contro le Motom grazie al pilota Giordano Franco Pesenti, ed altre affermazioni sportive sono state ottenute grazie ai collaudatori Serafini e Lander Nocchi, futuro fondatore della casa produttrice di caschi NOLAN.
Nel 1953, con l’apertura di un nuovo e più grande stabilimento a Ruspino in San Pellegrino Terme, ed il trasferimento della sede legale in piazza San Babila 4/a sempre a Milano, la produzione NASSETTI raggiunse il suo apice ampliando e perfezionando la gamma dei modelli di micromotori diventati “Alba”, “Aurora” e “Brunetta”, nonchè producendo ciclomotori completi con motori di 49cc. a due tempi “Dilly” ed a quattro tempi “Sery”.
Una curiosità: come fanno notare le cronache dell’epoca, gli ultimi modelli non sono più contraddistinti da sigle, bensì dai nomi delle cinque figlie del commendatore Cesare NASSETTI, il quale ha voluto dedicare loro un motore ciascuna. Sono così nati i modelli AURORA, ALBA, SERY, BRUNETTA e DILLY.
Per far fronte alle crescenti e sempre più esigenti richieste del mercato, vennero assunti nuovi collaboratori tra cui l’ing. Giulio Alfieri, fresco di laurea, che poi lavorò alla Maserati firmando alcune delle più prestigiose realizzazioni della casa del tridente.
I modelli della NASSETTI, molto apprezzati in Italia, vennero esportati non solo in Europa, in particolar modo in Belgio, Olanda e Germania grazie all’agente Hector Lanssens, ma anche in America Latina sfruttando la rete commerciale dei motori Jlo.
Alla fine degli anni cinquanta venne progettato uno scooter a ruote alte completamente carenato; di questo modello furono realizzati solo 5 prototipi spinti dal motore a due tempi “Dilly”, ma la produzione in serie non iniziò mai poiché l’attività cessò definitivamente poco dopo con la morte per arresto cardiaco di Cesare NASSETTI.
Nel 1962 venne ceduto l’intero contenuto dell’azienda (macchinari, prodotti finiti e semilavorati, ricambi vari) all’agente NASSETTI in Belgio, il signor Hector Lanssens, che continuò per diversi anni a fornire ricambi e assistenza.
Source: nassetti.eu
Nassetti
Ettore Nassetti Officina Meccanica di Precisione of Cesare Nassetti & C. based in Milan was founded in 1934 and specialized in the construction of generators and magnetos for aeronautical use. After WWII they made electrical components fitted to the engines of major motorcycle brands of the time.
In 1953 they opened a plant in San Pellegrino Terme where they produced an auxiliary bicycle engine named the Pellegrino in versions AR and AR2.
The engine was improved in later models named Alba and the more evolved Brunetta.
Their mopeds had a pressed steel backbone chassis which incorporated the tank and were powered by a two-stroke engine with a horizontal cylinder.
These were followed by conventional chain drive mopeds, models FC3 and FC3 Aurora, with three-speed gearbox and foot change.
Later in the fifties they produced the Sery and Dilly series. These were conventional mopeds in sports and turismo versions.
The Dilly had a 49cc two-stroke engine producing 2 hp, and the Sery a four-stroke ohv engine. The sports version was good for 70 km/h, the turismo somewhat less.
At the Milan Salon of 1956 Nassetti displayed a scooterino with large wheels and a 3-speed two-stroke engine. Around five examples of this stylish prototype were built, only one of which is known to have survived - it is exhibited in an Italian collection.
Cesare Nassetti named his motorcycles after his daughters - Diletta, Serenella, Alba, Aurora and Brunetta.
When Nassetti closed its doors, the Belgian importer found a scooterino in the warehouse and apparently shipped it to Belgium where a dealer looked after it for the next 47 years.
The machine was then sold to someone in the Netherlands, and then found by an Italian collector who returned it to its country of origin.
In the early years of ciclomotoristica Vittorio Alfieri appears to have worked with Nassetti as an engine designer.
He is credited with the invention of the magnetic sump plug.
Sources: Moto di Lombardia, Tragatsch p225.
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