emu
European Motorcycles

30

successivi la Cimatti diversifca la produzione con un’ampia

gamma di ciclomotori, motoleggere e scooter.

C.M

La guerra assesta duri colpi alla C.M, ma la ricostruzione

e la ripresa sono immediate. Nel 1949 cambia la gestione

societaria, Franco Cavedagni ha raggiunto la maggiore età

e affanca la madre Irma che ha gestito la ditta dopo la

morte del marito e fondatore, Mario Cavedagni.

Cambia anche l’indirizzo produttivo, a favore dei modelli a 2

tempi, moderni e bene accetti, di cilindrata 125 e 250. Alla

125, che ottiene buoni successi, viene aggiunta nel 1952

una 160 disponibile nelle versioni Turismo, Sport e Gran

Sport, poi ancora nel 1954 una 175 denominata 12 Ore nei

tipi Turismo e Gran Sport. Nel 1954 viene proposto il Fran-

colino 175, Turismo e Sport, con distribuzione ad albero

a camme in testa. Dotati entrambi di una fne meccanica,

sono ben accolti, ma le successive diffcoltà della Casa

ne pregiudicano il successo commerciale, invano tentato

con altri prodotti. È il caso dei ciclomotori Diavoletto con

motore Grillo 49 e Trottolino con motore F.B.M. P 2, oppure

di un fantomatico scooter 150. Sono allestiti anche degli

efficienti veicoli a tre ruote, come il mototriciclo 49, il

furgoncino 48, il Muletto 160 e soprattutto il motocarro

175 a 4 tempi.

La C.M aggiorna i cataloghi e registra un graduale incre-

mento delle vendite fino al 1955. Nella seconda metà

del decennio l’impiego utilitario della moto cede spazio

a quello dell’automobile, divenuta accessibile nel prezzo

per larghi strati della popolazione. Ne soffre gravemente

la C.M, che per le sue macchine adotta spesso motori

veloci, ciclistica speciale, fniture impeccabili. Viene quindi

concessa l’applicazione del marchio sui ciclomotori costru-

iti dalla ditta vignolese Negrini ed equipaggiati con motori

C.M, ma di progetto estraneo. Per la Ditta di via Aglebert

risulta inutile qualsiasi tentativo di risanare il bilancio, nel

1958 è imposta l’amministrazione controllata, seguita dal

fallimento nel 1959.

COMET-B.D.B. Brevetti Drusiani Bologna

Alfonso Drusiani è il celebre tecnico che, nell’offcina di Via

Milazzo 32 dove ha continuato l’attività del padre Oreste,

ha progettato e costruito per i fratelli Carlo e Giuseppe Bo-

selli le straordinarie F.B Mondial 125 vincitrici di Campionati

Mondiali (1949,1950, 1951), di quello Italiano (1952) e di

tante competizioni in Italia e all’estero.

Nel 1951, non trovando l’accordo con i Boselli per la realiz-

zazione di un motore turistico di alte prestazioni, Drusiani

decide di agire per conto proprio e con l’aiuto di Marcello

Laurenti realizza un prototipo 160 bicilindrico a 4 tempi

monoalbero, la cui versione defnitiva viene presentata,

con il marchio COMET, al XXX Salone di Milano del 1952.

Nel Gennaio 1953 costituisce la B.D.B. (Brevetti Drusiani

Bologna), della quale è titolare con la sorella Giannina,

trovando sede in Via Andrea Costa 125/3, nel capannone

della ditta Enzo e Bruno Negroni, dove si eseguono lavori

meccanici di precisione. Al primo piano va Drusiani con

pochi operai (prima 2, poi 6-7) ed un fattorino, con qual-

che macchina utensile ed un banco prova. Al piano terra

restano i Negroni, con tutto ciò che occorre per costruire

motori. La ditta Mario Michelini, che ha sede in Via Andrea

da Faenza 12, specializzata sia nello stampaggio di lamiere

e proflati sia nella costruzione di telai e sospensioni, è in

grado di fornire i componenti per completare le nuove

moto di Drusiani.

I commenti del pubblico e della stampa all’esordio uffciale

della COMET 175 sono quasi entusiastici, tanta è la stima

che riscuote il suo ideatore come tecnico motorista. Sem-

bra promettere bene anche l’aspetto commerciale, che si

avvale di ben 16 concessionari esperti e qualifcati. Ben

presto giungono però delle lamentele da parte dei clienti

per guai meccanici di varia origine, la campagna vendite

fallisce e mette Drusiani in diffcoltà. Ma non si perde d’a-

nimo e l’anno dopo, nel 1954, allestisce un’offcina meglio

attrezzata in Via Stalingrado 76 dove realizza una bicilindri-

ca 250, le 175 Turismo, Sport e Super Sport con notevoli

migliorie, la 175 monoalbero ad ingranaggi adatta per le

gare Sport di III Categoria, il modello sperimentale 250 con

la distribuzione a pistoncini in luogo delle valvole. Riesce

anche a progettare e costruire per la milanese Bianchi una

125 monoalbero a treno di ingranaggi.

L’eccezionale valore tecnico di tali macchine non risolleva

C.M 160 Gran Sport, 1954

Enrico Ruffni, Archivio personale