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European Motorcycles

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Rodolf si dedica al montaggio dei motori DKW su telai da

lui ideati; le altre due società agiscono come rivenditrici,

ma non oltre il 1923, anno in cui la rappresentanza DKW

per l’Italia e le Colonie è assunta in esclusiva da Bruno

Cavani. Questi fa fruttare il proprio incarico e progressiva-

mente riesce a combinare buoni affari con almeno venti

ditte italiane, tra le quali le concittadine Aquila, Beyer,

De Togni, Diana.

L’esordio felsineo avviene però in una situazione diffcile.

A parte l’inquieto clima politico, occorre affrontare un

mercato scarsamente ricettivo. Nel 1922, nella provincia

di Bologna, circolano appena 1.126 motocicli e 410 side-

car, spesso azionati da moto americane Harley-Davidson e

Indian con motori di cilindrata pari o superiore a 1.000 cm3.

Tra le moto medie primeggiano le inglesi ABC, BSA, Dou-

glas e Triumph, la francese Peugeot, la belga Sarolea, la

tedesca NSU, l’italiana Bianchi, mentre Guzzi e Gilera si

affacciano alla ribalta sportiva.

Poche speranze restano per chi osa sfdare uno schiera-

mento cosi agguerrito, opponendovi moto convenzionali

“made in Bologna”. I produttori bolognesi rivolgono quindi

la loro attenzione al mercato delle moto super-utilitarie,

nonostante l’attivismo di numerose ditte concorrenti che

offrono motociclette con motori a volte di propria conce-

zione, a volte acquistati da case più importanti. Li favorisce

appunto la presenza a Bologna del rappresentante DKW

Bruno Cavani.

Negli anni Venti agiscono quindi marche che montano que-

sti motori tedeschi, come ABRA, Diana, Aquila, De Togni,

mentre lo producono in proprio M.B.R., Augusta- F.I.A.B.,

Dall’Oglio e, soprattutto, G.D e M.M., grandi rivali in tutte

le competizioni sportive.

La causa motociclistica guadagna molti consensi in virtù

di una accresciuta attenzione verso il mondo delle gare

sportive e per l’inserimento di Bologna nei grandi circuiti

motociclistici stradali, come il “Raid Nord-Sud” (Milano-

Napoli) e il “Giro Motociclistico d’Italia”.

Se alcune delle case sopra citate non sono che delle pic-

cole offcine, quasi delle botteghe artigiane, G.D e M.M.