54 L’Italia, uscita dalla guerra, è impegnata in un grande sforzo di ricostruzione del suo tessuto sociale, politico ed economico. La ripresa, pur faticosa, mette in luce un gran- de slancio vitale che coinvolge tutte le attività produttive, sia artigianali che industriali. Uno degli esempi più eclatanti è il settore della motoristica, sopravvissuto tra mille diffcoltà agli anni dell’autarchia e alle distruzioni dei bombardamenti. I motocicli tornano a circolare in ordine sparso ed in nu- mero esiguo. Per guidare le loro macchine, i civili devono ottenere permessi speciali rilasciati solo in caso di “com- provata necessità di lavoro”. Vietato circolare nei giorni festivi e dopo le ore 22 nei centri abitati. La poca benzina disponibile è contingentata nella misura di 15 litri al mese per le moto e di 5 litri per i micromotori. Più tardi, superata l’iniziale penuria di materie prime, gli industriali e gli artigiani bolognesi recuperano piena libertà di progettare e realizzare secondo le richieste del mercato, senza doversi più attenere alle superate regole autarchiche. Venuta meno la necessità di veicoli da trasporto a tre ruote, a fronte di una grande disponibilità di residuati bel- lici, e caduta drasticamente la richiesta di motociclette, la produzione si incentra soprattutto sulla proposta di micromotori da applicare dapprima alle biciclette, quindi a telai appositamente predisposti. Il loro costo contenuto ne decreta il successo immediato, con la nascita in tutto il paese di decine di ditte costruttrici e soprattutto di una miriade di artigiani che si cimentano in produzioni di telai cui, una volta applicato un motore, danno il loro nome. Si tratta in molti casi di “meteore” destinate, alcune in breve tempo, altre nel giro di alcuni anni, a scomparire. Bologna è protagonista, in posizioni di primo piano, di questo feno- meno di motorizzazione diffusa. Per quanto riguarda lo sport, il periodo bellico ha avuto ef- fetti disastrosi per il motociclismo locale, privato di uomini e mezzi. Alcuni centauri all’inizio della carriera agonistica hanno dovuto interromperla, mentre quasi tutte le moto venivano requisite, rubate o distrutte. Ciò nonostante, l’at- tività sportiva riparte grazie all’opera dei Moto Club, tornati autonomi senza interferenze governative. A Bologna, nel settembre 1945 si ricostituisce il Moto Club Amedeo Rug- geri che nel mese successivo già riesce ad organizzare un Circuito in piena regola. L’iniziativa bolognese viene presto imitata anche a Imola, Casalecchio di Reno, Medicina e San Giorgio di Piano. L’eccezionale diffusione dei micromotori favorisce, inoltre, la nascita di club specializzati: come il Cucciolo Club, divenuto Micro Scooter Moto Club nel 1949, e il Vespa Club d’Italia. La fortuna dei Moto Club è garantita dall’aumento dei tesse- rati, dalla frequenza delle gare e dal pubblico che vi assiste. 2008. Moto bolognesi del Dopoguerra. La motorizzazione popolare, 1946-’50 |
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