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European Motorcycles

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L’Italia, uscita dalla guerra, è impegnata in un grande

sforzo di ricostruzione del suo tessuto sociale, politico ed

economico. La ripresa, pur faticosa, mette in luce un gran-

de slancio vitale che coinvolge tutte le attività produttive, sia

artigianali che industriali. Uno degli esempi più eclatanti è il

settore della motoristica, sopravvissuto tra mille diffcoltà

agli anni dell’autarchia e alle distruzioni dei bombardamenti.

I motocicli tornano a circolare in ordine sparso ed in nu-

mero esiguo. Per guidare le loro macchine, i civili devono

ottenere permessi speciali rilasciati solo in caso di “com-

provata necessità di lavoro”. Vietato circolare nei giorni

festivi e dopo le ore 22 nei centri abitati. La poca benzina

disponibile è contingentata nella misura di 15 litri al mese

per le moto e di 5 litri per i micromotori.

Più tardi, superata l’iniziale penuria di materie prime, gli

industriali e gli artigiani bolognesi recuperano piena libertà

di progettare e realizzare secondo le richieste del mercato,

senza doversi più attenere alle superate regole autarchiche.

Venuta meno la necessità di veicoli da trasporto a tre

ruote, a fronte di una grande disponibilità di residuati bel-

lici, e caduta drasticamente la richiesta di motociclette,

la produzione si incentra soprattutto sulla proposta di

micromotori da applicare dapprima alle biciclette, quindi

a telai appositamente predisposti. Il loro costo contenuto

ne decreta il successo immediato, con la nascita in tutto

il paese di decine di ditte costruttrici e soprattutto di una

miriade di artigiani che si cimentano in produzioni di telai

cui, una volta applicato un motore, danno il loro nome. Si

tratta in molti casi di “meteore” destinate, alcune in breve

tempo, altre nel giro di alcuni anni, a scomparire. Bologna

è protagonista, in posizioni di primo piano, di questo feno-

meno di motorizzazione diffusa.

Per quanto riguarda lo sport, il periodo bellico ha avuto ef-

fetti disastrosi per il motociclismo locale, privato di uomini

e mezzi. Alcuni centauri all’inizio della carriera agonistica

hanno dovuto interromperla, mentre quasi tutte le moto

venivano requisite, rubate o distrutte. Ciò nonostante, l’at-

tività sportiva riparte grazie all’opera dei Moto Club, tornati

autonomi senza interferenze governative. A Bologna, nel

settembre 1945 si ricostituisce il Moto Club Amedeo Rug-

geri che nel mese successivo già riesce ad organizzare un

Circuito in piena regola. L’iniziativa bolognese viene presto

imitata anche a Imola, Casalecchio di Reno, Medicina e San

Giorgio di Piano. L’eccezionale diffusione dei micromotori

favorisce, inoltre, la nascita di club specializzati: come il

Cucciolo Club, divenuto Micro Scooter Moto Club nel 1949,

e il Vespa Club d’Italia.

La fortuna dei Moto Club è garantita dall’aumento dei tesse-

rati, dalla frequenza delle gare e dal pubblico che vi assiste.

2008. Moto bolognesi del Dopoguerra.

La motorizzazione popolare, 1946-’50