61 dita delle moto si riduce drasticamente per essere infne vietata, lasciando solo qualche spazio ai motocarri. Mario Cavedagni muore il 14 Novembre 1940 e, alla conduzione della C.M, subentra la vedova, Irma Ginepri, che affronta con coraggio le diffcoltà del periodo bellico assistita da fedeli collaboratori. Si adopera per salvare l’occupazione delle maestranze, nascondere macchine e scorte, stu- diando il da farsi una volta fnita la guerra. In tal modo la C.M già verso la fne del 1945 è nuovamente presente sul mercato con qualche moto di tipo prebellico assemblata con rimanenze di magazzino o avventurosi acquisti. La nuova produzione inizia nel 1948 con una motoleggera 125, economica e facile da guidare, che vede poi le versio- ni Turismo, Sport, Gran Sport. L’anno seguente è la volta della 250 bicilindrica a 2 tempi, massima espressione della tecnica C.M, destinata a continui aggiornamenti. Ritorna in azienda Renato Sceti che, dando il suo apporto alla messa a punto della celebre Mondial 125 progettata da Drusiani, fa parte dell’équipe che la segue nelle prime grandi affermazioni e nella conquista dei prestigiosi Record Mondiali di Velocità del 1948-’49. Nel 1949 Franco Cavedagni, divenuto maggiorenne, condivide con la madre Irma la conduzione della ditta, con una nuova ragione sociale. È anche un anno di svolta nell’indirizzo produttivo: abbandonata la linea classica a 4 tempi di grossa o media cilindrata, viene sviluppata quella a 2 tempi, moderna e gradita, di cilindrata 125 e 250. La 250, creata nel 1949 da Sceti, ha una carriera spor- tiva tale da essere considerata una delle più interessanti “quarto di litro” fabbricate in Italia. Nel settore 4 tempi viene proposto nel 1954 il Francolino 175 nei tipi Turismo, Sport o Centauro. Per il mercato dei mezzi di trasporto a tre ruote sono infne proposti il moto- triciclo 49, il furgoncino 48, il Muletto 160 e, soprattutto, il motocarro 175 a 4 tempi. L’aggiornamento del catalogo e l’assidua presenza nelle competizioni assicurano alla C.M, fno al 1955, un co- stante aumento delle vendite. Tuttavia, l’impiego utilitario della moto cede spazio, di lì a poco, a quello dell’auto- mobile, divenuta accessibile nel prezzo per larghi strati della popolazione. Inizia una fase negativa e il crollo delle vendite nei settori alti della produzione non è compensato dal recupero con le cilindrate minori o con i motocarri. Il marchio viene concesso alla Ditta Negrini di Vignola per i suoi ciclomotori, ma la chiusura defnitiva della C.M sopraggiunge nel 1959. |
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