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European Motorcycles

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PREVIOUS EXHIBITIONS:

2003-2018

The “Moto Bolognesi”

project, before the current

exhibition dedicated to the

decade 1950-1960, saw

the realization of six others

exhibitions.

The frst three were

respectively dedicated

to the “veterans” of

the Twenties, the years

1930-’45 and the

immediate post-war

period, and documented

the development of local

industry through a temporal

perspective, recounting its

genesis, development and

fnally its recovery after war

destruction.

These exhibitions

were followed by three

monographic exhibitions,

the M.M. by Mario Mazzetti,

Leopoldo Tartarini’s Italjet

and Mario Cavedagni’s C.M,

reconstructing their history

through the protagonists,

the successes and, above

all, the main models

created.

estetico, che sportivo, aggiudicandosi un gran numero di

gare in ambito nazionale ed estero, come i Campionati

Italiani Piloti e Marche, il Campionato del Belgio e diversi

Record Mondiali di velocità.

Sulla scena si affacciano anche nuovi protagonisti. Da

G.D e M.M. provengono, rispettivamente, i fondatori

della C.M e della Moto Morini, realtà destinate, l’una

già nell’immediato, l’altra soprattutto a partire dalla fne

della guerra, ad una rapida affermazione. Ad esse si

affanca la presenza di offcine e laboratori artigianali

legati alla motoristica, nel cui ambito alcuni validi tec-

nici e meccanici ideano e brevettano nuovi dispositivi,

oppure si cimentano – come nel caso di Alfredo Bondi,

Giulio Bonfglioli, Luigi De Togni, Gino Maglietta, Adriano

Amadori (O.M.A.), Aurelio Paselli, Walter Sita, Amedeo

Zappoli – nella costruzione, episodica ma ugualmente

signifcativa, di esemplari di motocicli “tradizionali” o con

soluzioni particolari, a due ruote affancate da ruotine

ausiliarie, oppure a tre e addirittura quattro ruote.

Bologna è in grado di offrire competenze per tutte le

componenti della motoristica, a partire dalla proget-

tazione di motori, in particolare con le ditte Laurenti e

Drusiani. Quest’ultima produce tutti i motori per la C.M

e per la milanese F.B, alla quale fornisce anche cambi e

trasmissioni. Non è forse casuale che anche la DEMM,

fondata dai bolognesi Daldi e Matteucci a Milano, si sia

poi trasferita nel nostro territorio, a Porretta.

Gli anni Trenta sono anche il periodo in cui la moto inizia a

diventare uno status symbol. I centauri provetti di famiglia

benestante ricercano moto belle, veloci ed affdabili. Altri

neofti, con minori possibilità economiche, ne utilizzano

di più modeste, orgogliosi comunque di salire un gradino

nella scala sociale. L’acquisto di una moto, anche se

sofferto e rateale, ammette di fatto il compratore nella

famiglia di chi può permettersi uno stile di vita superiore

alla media. Anche il regime utilizza l’immaginario delle due

ruote: organizza motoraduni, adunate e raid motociclisti-

ci, alimenta il mito virile del pilota temerario, spericolato,

invincibile. Per molti sono queste le occasioni per uscire

dai limiti angusti della città, venendo in contatto con realtà

diverse e nuove.

Le ristrettezze economiche impongono però anche scelte

utilitaristiche, ponendo limite alle ditte costruttrici circa i

modelli, le cilindrate e i materiali costruttivi. Viene invece

incentivata la produzione di mezzi da trasporto a tre ruo-

te, motofurgoni e motocarri, che godono a partire dalla

seconda metà degli anni Trenta, di una grande fortuna

commerciale.

In ambito agonistico, dove primeggiano i piloti bolognesi

Guglielmo Sandri e Bruno Martelli, si cimentano la C.M e

soprattutto la M.M. capace di conquistare diversi Record

Mondiali di velocità, i Campionati Italiani di Categoria e

Marche, i Campionati Nazionali in Francia e Belgio, sia

nella Classe 175 che nella 350.

A Bologna il regime impone la sua presenza anche in

questo ambito, cercando di coinvolgere i piloti più af-

fermati agevolandone l’attività con un’apposita Scuderia,

la Olindo Raggi, o di reclutarli nella Milizia della Strada

offrendo premi e licenze. Le organizzazioni fasciste locali

assumono anche la direzione del Moto Club Bologna e

creano gruppi rionali cui delegare l’organizzazione di

manifestazioni agonistiche e di propaganda.

Con la dichiarazione di guerra, nel 1940, iniziano anni bui

per le ditte bolognesi. Escluse dalle commesse statali,

bloccati i programmi di sviluppo, la produzione di moto di

fatto cessa, essendo consentita solo quella di un esiguo

numero di motocarri, mentre vengono imposte lavorazioni

legate all’industria bellica. Infne i bombardamenti aerei

alleati portano alla distruzione, tra le altre, delle offcine

M.M. e Drusiani.